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...Il Blog di Mario continua... |
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I familiari e alcuni amici continueranno a tenere attivo il Blog di Mario. In questi ultimi mesi la lettura e il blog sono stati il suo spazio infinito dove ha tratto speranza, attaccamento alla vita. Mario ha comunicato a tutti, con le sue canzoni e i suoi scritti, inquietudine e amore nel tentativo di assaporare la vita fino in fondo. La memoria è stata spesso il suo rifugio e la sua ricerca. L’osservazione, la riflessione sui luoghi, la storia, le persone sono state strumento di riflessione su sé. Chi l’ha conosciuto anche solo attraverso i suoi scritti l’ha definito :”un uomo che ha dato molto”. Vogliamo continuare a ricevere i suoi “regali”: ci sono pagine inedite che saranno pubblicate. Il progetto al quale pensiamo nell’immediato è che gli amici del blog continuino ad inviare scritti e riflessioni come lui voleva. Vi terremo informati sulle iniziative che prenderemo in seguito. Un caro saluto |
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Dolci parole sul duro mattino |
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Grigio il mattino. Dal mio letto non lo sento ma dalle cime degli alberi che si muovono, immagino che soffi anche un po’ di vento freddo. Rimango a letto qualche minuto in più. Cerco di ritrovare le forze, soprattutto nelle gambe che da qualche giorno quasi non mi reggono in piedi. La situazione è precipitata in pochi giorni. Esagerati gonfiori agli arti inferiori mi hanno privato di gran parte della mia autonomia di movimento e reso questi giorni assai duri. In questi otto mesi di chemioterapia avevo continuato a guidare, a fare la spesa al supermercato, a svolgere piccoli lavoretti nel giardino del casello. Adesso sono bloccato. Credo che sia una faccenda di settimane e che poi le terapie dovrebbero risolvere il problema. Però questa mattina, quando ho messo le gambe giù dal letto, nel sentirmi così menomato, ho avuto un attimo di scoramento, ma proprio un attimo. In realtà su questi giorni, forse tra i più duri dall’inizio della malattia, sono calate tante tenere parole. Molte dai libri che sto leggendo, altre dagli amici. Dolcissime le immagini che mi sono giunte nel blog, a commento del mio scritto “Cimiteri”. Nino che descrive il villaggio industriale di Crespi d’Adda e nel piccolo cimitero evoca le voci e le anime operaie che vi avevano lavorato. (Caro Nino, scrivi una pagina per il blog, parlandoci di quel villaggio. Servirà ai molti che non lo conoscono). Poi sono arrivate le immagini tenere della commentatrice anonima che si trova davanti alle tombe dei parenti, in un cimitero che domina un lago descritto superbamente. Mi sono sentito addosso l’immobilità silenziosa del lago e la serenità che trasmette quando è visto dall’alto.
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Chi ha visto la Santina di Orzinuovi? |
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“volevo la luna, è il bel libro autobiografico di P.Ingrao che sto leggendo in questi giorni, piacevolmente sorpreso dalla leggerezza della scrittura e dalla dimensione poetica che traspare da tutte le pagine. Nel corso del 1943, Ingrao racconta di come fosse rifugiato in un appartamento di corso di Porta Nuova a Milano, ospite di tre fratelli siciliani e da Santina, morosa di uno di questi. Ecco come descrive la ragazza (pag.97): “…con loro viveva una creatura incantevole, l’amante di Angelino Impiduglia, Santina,operaia anch’essa. Tornava dal lavoro quasi alle prime luci della sera: doveva ripulir casa e preparare la scarsa cena. Quella creatura infaticabile e vitale era consapevole del rischio che correvano, lei e i suoi amici siciliani, per la presenza di un clandestino come me. Eppure non fece mai cenno al pericolo, non mostrò mai un segno di paura: né capii se e in che misura condividesse le idee sovversive di quei maschi siciliani. Stranamente io non le chiesi mai se sapesse della mia vicenda e che sapesse. La guerra ormai dilagava dal sud. E la fratellanza politica assumeva questa semplicità.”
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Avevo bisogno di pisciare |
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Proprio non so come ho fatto ma sabato pomeriggio, di ritorno dal matrimonio di Luca, sono finito dentro la portiera di una Mercedes vecchio modello, di un contadino. Lui era fermo sulla statale 235 e, con tanto di freccia sulla sinistra, aspettava di girare nella stradina di campagna. Ci son finito contro a settanta all’ora e proprio non so come ho fatto. Non l’ho vista. Davanti a me avevo gli occhi azzurri di Vittorio, grandi e chiari che occupavano tutto il parabrezza della mia utilitaria. Adesso il carabiniere, chinato sull’asfalto, prendeva le misure. |
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A proposito di cimiteri, nei racconti inediti e scritture frammentarie, ho inserito alcune pagine scritte tempo fa, con il titolo: “Avevo bisogno di pisciare”. L’ho fatto perché mi sono ricordato che vi avevo scritto di una mia visita al cimitero. Impossibile non pensarci in questi giorni! E’ da una settimana che le strade che portano ai cimiteri dei paesi della pianura, si sono animate. Le donne parcheggiano malamente nei piazzali e s’affrettano alle tombe con grandi mazzi di crisantemi. Quest’anno per la prima volta, non farò la tradizionale passeggiata tra le tombe del primo giorno di novembre. |
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In questi giorni, nel menù principale del sito, è stata inserita una nuova voce:" RACCONTI INEDITI E SCRITTURE FRAMMENTARIE”. Al momento vi si possono trovare i due racconti mai pubblicati, che ho scritto dedicandoli a due figure femminili particolarmente care: Menega, montanara ottantenne della Valcamonica, e Franca Manera, sindaco di Azzanello, scomparsa lo scorso anno. Accanto ai racconti, nei prossimi giorni verranno inserite le scritture frammentarie ed erratiche, cioè quelle molte parole che si scrivono quotidianamente e che, pur rispondendo al bisogno di scrivere, non rientrano in particolari disegni o strutture di racconti o romanzi. Robert Walser, grande scrittore di lingua tedesca, sosteneva che coloro che amano scrivere, lo devono poter fare sempre senza dover aspettare l’idea del racconto o del romanzo. Diversamente lo scrittore rischia di entrare in una penosa condizione di frustrazione. Le mie scritture frammentarie riguardano, ad esempio, la stessa mia esperienza di scrittura. Un laboratorio? Confesso che dietro la decisione di aprire nel sito questa nuova voce, nasconde malamente il desiderio di convincere altre persone a scrivere e a inserire nel sito i loro lavori, dando vita ad una sorta di laboratorio di scrittura. Mi fermo qui, anche se se ho una bella idea sullo sviluppo di tale proposta. Vediamo se qualcuno è d’accordo, poi ne parliamo.
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Tra i molti libri che se ne stanno sul mio comodino, ho ritrovato casualmente l’agenda di lavoro che tenevo sulla scrivania. L’ho aperta lentamente e con una certa emozione. Note fitte occupavano le pagine del mese di gennaio 2006, da lunedi 9 gennaio, giorno di rientro dalle vacanze di natale, fino a venerdi 27 dello stesso mese. Poi le pagine si sono fatte drammaticamente bianche e per me è stato come rivedere in un film le gravi sequenze di quei giorni. Fino al 27 gennaio erano segnate minuziosamente riunioni, appuntamenti e perfino una nota nei confronti di un insegnante che era solito atteggiarsi a maestrino per dimostrarsi poi regolarmente inconcludente. Poi da lunedì 30 gennaio tutte quelle pagine bianche, quella frattura improvvisa. |
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La luna al Casello ferroviario |
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La luna piena dello scorso mese di ottobre era arrivata di venerdì. Da quando abito al casello, le fasi della luna segnano pesantemente le mie notti. Sono cambiate le abitudini. Si fatica a chiudere la porta quando la luna allaga d’argento la campagna. Non andresti mai a dormire e durante la notte ti alzi a spiare dalla finestra i campi rigati dalle stoppie del granoturco appena tagliato. Al casello si studiano le gobbe della luna: gobba a ponente, luna crescente. E con la luna cresce la speranza e le notti si fanno più dolci. |
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Il Casello: un luogo dell'anima |
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Il primo treno davanti al casello di Genivolta passò il 25 novembre 1914. Era il giorno dell’inaugurazione del tratto (Soresina-Soncino) di quella che poi sarebbe stata la linea Cremona-Iseo-Edolo. Purtroppo gli eventi bellici della prima guerra mondiale bloccarono i lavori che ripresero solo agli inizi degli anni venti con la realizzazione del tratto Soresina-Cremona. Il 28 ottobre 1932..... |
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Ognuno per la sua strada, tutta la vita |
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Giuro che il fischio del treno l’ho sentito. Erano ormai due anni che abitavo al casello ferroviario dove il treno non passava da cinquant’anni. Era rimasto il vecchio tracciato delle rotaie che sfiorava l’abitazione e andava a perdersi tra i campi di granoturco. La sera di novembre era un grande antro nero, bagnato dalla pioggia fine. Feci una gran fatica trovare la serratura.
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