Ognuno per la sua strada, tutta la vita PDF Stampa E-mail
lunedì 21 agosto 2006

ImageGiuro che il fischio del treno l’ho sentito.
Erano ormai due anni che abitavo al casello ferroviario dove il treno non passava da cinquant’anni.
Era rimasto il vecchio tracciato delle rotaie che sfiorava l’abitazione e andava a perdersi tra i campi di granoturco.
La sera di novembre era un grande antro nero, bagnato dalla pioggia fine. Feci una gran fatica trovare la serratura.
Il cane, dopo una giornata di solitudine, giocava con le mie scarpe. Alla fine mi riuscì di infilare la chiave.

“E’ che a volte vivere stanca.”

Mentre mi chiudevo la porta alle spalle, mi ricordai di quella frase che avevo letto in un racconto di Jean Claude Izzo.
Mi tolsi il giaccone, solo perché era bagnato, e mi lasciai andare sul divano. Al buio, aspettavo che la stanchezza mi abbandonasse, che scivolasse sul pavimento.
E fu in quel momento, mentre me ne stavo abbandonato al buio, che sentii il fischio del treno. Non solo, ma il fischio si ripetè per ben tre volte. Trattenni il respiro. Non è possibile. Eppure era proprio il fischio di un treno.
Sbarrai gli occhi, inutilmente, nel buio. A questo punto temevo di sentire lo sferragliare della locomotiva, un lungo e sottile stridore sulle rotaie, uno sbuffo di vapore.
Chi scende dal treno? Qualcuno viene forse a trovarmi al casello?
Nella pioggia rischiarata dalla luce fioca dei finestrini si intravede una figura. Mio padre? E’ proprio la sua inconfondibile figura.
Sono sul divano, paralizzato. Chi ha il coraggio di  aprire la porta, di corrergli incontro? Mi prende un diffuso senso di colpa.
Era stato il solito ragazzino delle scuole medie che, durante la presentazione del mio libro, aveva alzato la mano: perché nei suoi racconti parla sempre di sua madre e mai di suo padre? Non era stato difficile rispondere.
Mia madre che faceva la sarta, a sua presenza debordante nelle mie giornate, lui invece sempre assente. Partiva con il buio per andare in fabbrica a Brescia e ritornava ancora con il buio. Quasi fosse una colpa. Non era sufficiente lasciarci la vita intera sul tornio della OM-FIAT. In realtà la domanda di quel ragazzino me la sono portata dietro per un bel po’.
Mi ero lasciato crescere senza accorgermi della  presenza di mio padre, irriconoscente per quelle sue assenze, innamorato com’ero di mia madre.
Era tardi quando mi sono accorto di lui. Ormai se ne stava seduto su un letto di ospedale. Il medico mi aveva appena detto che era alla fine per via di un ture ai polmoni.
Lui non lo sapeva. Mentre mi avvicinavo vidi per la prima volta sul suo volto, lo sguardo perso. Io gli parlavo come se avesse avuto davanti molti anni di vita.
Ancora fingevo. Non è nulla, ti rimetti presto e torni a casa. E lui sempre con lo sguardo pieno di paura. Ognuno per la sua strada, tutta la vita. Non ci siamo parlati fino alla fine.

Il fischio del treno. L’avevo sentito nelle mattine invernali del 1953. Era lo stesso treno che passava davanti al casello dove abito e che nella sua lunga e lenta corsa verso Iseo, faceva fermata alla stazione di Orzinuovi.
Tre lunghi fischi nella nebbia per richiamare gli operai. Mio padre era appena uscito di casa, mia madre accendeva la stufa in cucina, ed io, a cinque anni, mi tiravo la coperta sulla faccia.

 

Commenti (10)Add Comment
Libro di racconti dedicato a Mario
scritto da Visitatore, gennaio 19, 2007
Io e Mario ci siamo conosciuti a Pisa in un concerto al Circolo Agorà per ricordare Franco Serantini.
C\'erano anche Lorenzo Riccardi, Alessio Lega, Betti ed altri.
Io ho ricordato Franco Serantini, anarchico e figlio di nessuno ucciso dalla polizia a 20 anni nel 1972.
E\' nata una grande e affettuosa amicizia.
Tutti e due scrivevamo.
Sarò presentato Sabato 20 Gennaio al Circolo Agorà di Pisa il primo libro di racconti del Laboratorio di Scrittura Creativa che io conduco da anni.
Questo libro ha una dedica per Mario e il suo sorriso un po\' malinconico alcune volte e allegro altre volte.
Vorrei farvelo avere.
Fatemi sapere come inviando l\'indirizzo alla mia mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
Il 17 Febbraio, al Circolo Agorà di Pisa, con Alessio, Betti, Lorenzo ed altri vi sarà una serata di musica e vita... Mario sarà ancora (sempre) fra noi.
Venite, venite in tanti.

Alessandro Scarpellini
Ciao mario ! Vivi nel ns ricordo !
scritto da Visitatore, gennaio 11, 2007
mario,mario,hai tanto goduto quello spazio di vita che ti è stata concessa che nn riesco a pensare che nn sei più qui a spassartela. Nn allontanarti da chi ti ha voluto tanto bene,accompagnali e cerca di farti sentire. Io credo tanto nella presenza dei defunti,specialmente quando hanno avuto forti legami con qualcuno,sintonie profonde che nn possono annullarsi con l\'assenza del corpo. So che c\'è chi ha tanto bisogno di sentirti,nn abbandonare chi ti ricorda con tanto affetto. Ciao e stai in pace nella tua amata terra padana !
le parole dell\'anno nuovo
scritto da Visitatore, dicembre 31, 2006
Parlare ad un amico vero vuol dire abbassare il tono della voce e sorridergli, come mi capitava di fare con Mario. Anche se si parlava del mais che si vedeva oltre la recinzione del casello. O se si commentava il sapore dei fichi della pianta dove c\' (perch ci sar ancora) la sua amaca. E allora vorrei dedicare il nuovo anno agli amici di Mario, che hanno gi in comune qualcosa di bello. E dire a tutti loro, a quelli che leggo sul blob, di trovarci presto, e di conoscerci. Sono sicuro che si trover il modo. Leggo di concerti e di tributi. Queste le occasioni. Nino
...
scritto da Visitatore, novembre 28, 2006
Ieri una persona cara mi ha parlato per la prima volta di te ma stavo prendendo un aereo; ho stampato due fogli ed ho letto di come parlavi dei tuoi posti, che sono anche i miei.Ho cambiato programma e questa mattina sono tornato con il primo volo solo per cercare le stesse emozioni che ho provato ieri e le ho ritrovate. Credimi,Parigi non mi avrebbe dato di pi; stata una gioia incontrarti e so che non tardi per dirtelo
addio arrivederci... chiss
scritto da Visitatore, novembre 27, 2006
Ciao uomo bresciano e cremasco d\'adozione. Nn sei riuscito a diventare vecchio,e nn ti piaceva l\'idea di invecchiare. Era l\'unico scambio di opinioni che abbiamo avuto dopo tanti anni ... per caso. Che tu possa continuare a stare qui nel ricordo di tutte le persone con cui sei diventato amico.
Riposa tranquillo e almeno nn soffrirai pi. Ogni tanto anch\'io ti penser per farti tornare con noi che siamo ancora da questa parte.
Ciao ciao ciao ciao ciao ciao !!
come pietro abelardo
scritto da Visitatore, ottobre 26, 2006
Intrigante l'idea del laboratorio on line per ora ti dedico le parole che Eloisa scrisse al suo Abelardo e rispecchiati "...tu avevi due cose in particolare che ti rendevano subito caro a qualunque donna: la grazia dei tuoi versi e il fascino dei tuoi canti, due cose che di solito i filosofi non hanno.Cos come per passatempo,quasi per riposarti dai tuoi faticosi studi, hai composto quei canti d'amore che poi, divulgati dappertutto, per la dolcezza delle parole e la bellezza del ritmo musicale, portarono il tuo nome sulla bocca di tutti e ti resero famoso anche presso gli illetterati, che non potevano restare insensibili alla vaghezza delle tue melodie. Per questo soprattutto le donne sospiravano d'amore per te. . . " Sembra scritta ieri invece fu scritta tra il 1134 e il 1142 appartiene al loro epistolario c' un meraviglioso spicchio di luna questa sera , sempre lei che ascolta i miei sospiri buona notte ! Alla prossima con un mio scritto forse. . .
il clou
scritto da Visitatore, ottobre 23, 2006
Ciao Mario non credere che non ti pensi o non pensi alle tue sofferenze ti mando due poesie una di Emily DICKINSON e un di Montale

L'anima sceglie i suoi compagni e poi chiude la porta
la sua divina maggioranza
estranei non sopporta
impassibile sente il cocchio
che si ferma
presso il cancello esterno
impassibile guarda un re
prostrarsi al suo tappeto
sa che da tutto il mondo
pu scegliere uno solo
chiude le valve poi dell'attenzione come fossero pietra .
E.D.

Il clou
Certo le Parche han filato
le strame e addugliano
i cavi delle nostre vite.
Ma dei confini tra finito
e infinito , e dello spazio
che ci separa dal baratro,
non ne sappiamo niente.
Siamo dentro un involucro
serrati fino al collo
e nulla torna se non fosse il ricordo. Il clou
non quaggi- tu dici -
il prosieguo, l'eterno,
v' metamorfosi e non metempsicosi.
Ratio ultima rerum. . .id est deus.
E fu cos che il tuo parlare
timoroso e ardente,mi rese
in breve da ateo a credente.
E. Montale,1977

a presto gentilia
un ciao
scritto da Visitatore, ottobre 11, 2006
Ciao Mario. Spero che tu riesca a tenere duro. Nn lasciarti scoraggiare. Ascolta il dolore del mondo ma anche il respiro della natura che sta cambiando colore sotto gli occhi di chi vuole vedere questa meraviglia. Io adoro l'inverno e di conseguenza anche l'autunno che lo precede. I nostri inverni padani sono cos intimi e avvolgenti. Fanno venire voglia di una bella coperta calda,sul divano, se c' il camino meglio, e una bella tazza di latte o caff fumante a seconda dei gusti. A me piacciono entrambi.
Rimettiti insieme un po' e godrai di questo spettacolo. Tu sei uno di quelli che sa cogliere. E ogni piccolo miglioramento dar senso alle tue giornate. Fai costanti confronti fra un giorno e l'altro e cerca il piccolo miglioramento. Anche la malattia una grande esperienza. Io che ho sempre avuto guai ho imparato a conviverci e nn mi ha schiacciato. Certo ogni malanno ha una sua entit e un suo decorso ma anche lo star male ha sfumature e intensit che vanno colte per sopravvivere e lottare con serenit. Te ne auguro tantissima di serenit e pensa che fino a poco tempo fa' hai vissuto pienamente una dimensione della tua vita... adesso sei entrato in una nuova fase (chiaro che se nn arrivava era meglio ma la vita cos).
se vuoi scrivermi la mia mail maipiunoidue1206@virgilio .
Ciaooooooooooooo e forza !!!
il giardino del casello
scritto da Visitatore, agosto 29, 2006
A Roma il parco della musica è diventato anche il parco delle piante. Il giardino del casello può diventare il parco della musica e del teatro! tu stesso scrivi < gli alberi del casello si caricavano di frutta ed io ritrovavo i vecchi progetti> Ippolito pezzetti scrive che < . la vera e intima natura del giardino rimane pur sempre, per chi ne comprende il senso profondo, il teatro. . > e ancora il giardino nella sua natura migliore ha da essere , l'espressione di una nuova invenzione molto più prossima al teatro che alla geometria. Il giardino del casello è così teatrale , selvaggio e al tempo stesso curato almeno così me lo ricordo . Potrei dilungarmi sul valore terapeutico della presenza delle piante e dei fiori nella nostra vita . . Ma preferisco pensare a un progetto da realizzare al casello qualcosa di suggestivo con la musica e le parole. . . Per ora ti lascio al profumo dei geranei e a quello dell'uva che forse sta maturando al casello ciao gentilia p.s Complimenti per il sito
annamaria quaglia
scritto da Visitatore, agosto 29, 2006
a proposito di ognuno per se avrei qualcosa anch'io da aggiungere...
non oso pensare che davvero ci si possa sentire soli quando sappiamo di essere amati e ci rendiamo conto che nonostante le miserie della vita abbiamo in noi qualcosa di cui tutti possono usufruire; e per questo ci sentiamo vicini a tutti.
Amo l'amicizia. Grazie per questa occasione.
Anna Maria (interprete in quel di Azzanello)

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