La luna al Casello ferroviario PDF Stampa E-mail
luned́ 21 agosto 2006

ImageLa luna piena dello scorso mese di ottobre era arrivata di venerdì.
Da quando abito al casello, le fasi della luna segnano pesantemente le mie notti.
Sono cambiate le abitudini. Si fatica a chiudere la porta quando la luna allaga d’argento la campagna.
Non andresti mai a dormire e durante la notte ti alzi a spiare dalla finestra i campi rigati dalle stoppie del granoturco appena tagliato.
Al casello si studiano le gobbe della luna: gobba a ponente, luna crescente. E con la luna cresce la speranza e le notti si fanno più dolci. La luna crescente ti fa vivere lo stato di grazia che solitamente vivi all’inizio della stagione primaverile. Gobba a levante, luna calante.
E ci si prepara alle notti nere, ci si predispone alla difesa come quando si entra nell’inverno che prepari il cappotto e la sciarpa, la legna per la stufa.
I vecchi quando s’avvicinava l’inverno, scrutavano la pianura e sorridevano: Adesso che ho la legna e la farina, può nevicare fin che vuole.

Vivere al casello ferroviario di Genivolta, significa far entrare la luna prepotentemente nella tua vita Ho evidenziato sull’agenda i dodici pleniluni e ogni volta mi stupisco di fronte alla campagna argentata.

Al casello la luna si fa aspettare. Stavo dicendo che il plenilunio di ottobre era arrivato di venerdì.
Secondo i miei calcoli la luna avrebbe dovuto sorgere alle 19,30, là in fondo al campo dove  all’alba sorge anche il sole.
Era stata una giornata tersa che valorizzava i primi colori autunnali e che se ne stava andando con un tramonto mozzafiato. Alle 19 accesi il fuoco in giardino, tra le bianche pietre rubate al greto del fiume Oglio. Mi sistemai sulla poltrona di vimini, una bottiglia di prosecco. In fondo alla spianata di stoppie, una lunga fila di robinie delimitava l’orizzonte.
Era tra i loro rami che aspettavo il primo tratto luminoso. L’attesa rallentava il trascorrere dei minuti.
Man mano che la luce del giorno s’affievoliva, le lingue di fuoco, tra le pietre bianche, rinvigorivano. Alle 20, dal fondo del campo avanzavano timide le prime ombre e i profili delle robinie si confondevano.
Poi all’improvviso, un delicato tratto rossastro tra le robinie. Guardai l’orologio:20 e7 minuti. Eccola. Fermai il lieve dondolio della poltrona e trattenendo il respiro. Si muoveva. Il tratto diventava più deciso e in pochi minuti, staccandosi dalle piante, si alzò nel cielo.
Era una palla enorme, di colore indefinito, come quello di un fuoco che va a spegnersi. Il colore dell’inquietudine.

Il Leopardi aveva letto su una rivista francese che i pastori “ passavano la notte seduti su una pietra a guardare la luna e a improvvisare parole piuttosto tristi su arie che lo sono altrettanto” e aveva allora affidato il suo canto alla luna ad un pastore errante dell’Asia.

Man mano che al luna piena di ottobre si alzava nel cielo, rimpiccioliva facendosi più bianca e splendente. Alzai il bicchiere di vino. Salve.

 

Commenti (1)Add Comment
alessio
scritto da Visitatore, agosto 29, 2006
rientro appena ora a casa da una serata in un meraviglioso nuovo locale di Milano che ha un nome molto Mariomantovanesco: "la scighera" (scighera= nebbia). riaccendo il telefono e trovo il tuo messaggio. cos sono qui, su questo post che nulla c'entra, per dirti bentornato, a prestissimo... magari in scighera! un bacio anche alla tua signora. Alessio. PS ti ho linkato nel mio bog (nell'unico luogo in cui con la mia imperizia riesco ad inserire dei link).

Scrivi commento

security code
Scrivi i caratteri mostrati


busy