Dolci parole sul duro mattino PDF Stampa E-mail
venerdì 10 novembre 2006

Grigio il mattino. Dal mio letto non lo sento ma dalle cime degli alberi che si muovono, immagino che soffi anche un po’ di vento freddo. Rimango a letto qualche minuto in più. Cerco di ritrovare le forze, soprattutto nelle gambe che da qualche giorno quasi non mi reggono in piedi. La situazione è precipitata in pochi giorni.
Esagerati gonfiori agli arti inferiori mi hanno privato di gran parte della mia autonomia di movimento e reso questi giorni assai duri. In questi otto mesi di chemioterapia avevo continuato a guidare, a fare la spesa al supermercato, a svolgere piccoli lavoretti  nel giardino del casello.
Adesso sono bloccato.
Credo che sia una faccenda di settimane e che poi le terapie dovrebbero risolvere il problema. Però questa mattina, quando ho messo le gambe giù dal letto, nel sentirmi così menomato, ho avuto un attimo di scoramento, ma proprio un attimo.
In realtà su questi giorni, forse tra i più duri dall’inizio della malattia, sono calate tante tenere parole. Molte dai libri che sto leggendo, altre dagli amici.
Dolcissime le immagini che mi sono giunte nel blog, a commento del mio scritto “Cimiteri”.
Nino che descrive il villaggio industriale di Crespi d’Adda e nel piccolo cimitero evoca le voci e le anime operaie che vi avevano lavorato. (Caro Nino, scrivi una pagina per il blog, parlandoci di quel villaggio. Servirà ai molti che non lo conoscono).
Poi sono arrivate le immagini tenere della commentatrice anonima che si trova davanti alle tombe dei parenti, in un cimitero che domina un lago descritto superbamente. Mi sono sentito addosso l’immobilità silenziosa del lago e la serenità che trasmette quando è visto dall’alto.

E si gode dei teneri pensieri, della bellezza delle parole. L’estetica delle parole.
Citando ancora il libro di Ingrao “Volevo la luna” è impressionante la passione che vi si coglie per l’estetica della parola, a tal punto che quando Pietro dovrà, per la sua militanza politica, abbandonare  la passione per la parola, ne soffrirà grandemente.

Dalla pagina 63:

“…Cominciò per un nuovo rapporto con la politica che mi strappò alle passioni che segnavano quei miei primi amori con la scrittura letteraria…e tuttavia restava in me una tenace, prepotente inclinazione per l’invenzione estetica: per il piacere che mi dava quell’intreccio tra i significati delle parole e il senso dilatato, fluttuante, che esse assumevano disponendole in cadenza. E la rispondenza tra quella articolazione e i desideri interiori…”   Poi, prima di mezzogiorno, mentre mi muovevo a fatica tra il divano e la stufa a legna, è arrivata la telefonata di Maria. Maria è una poetessa vera, di quelle che si incontrano raramente e che la poesia la possiedono. Ce l’hanno nello sguardo, nei movimenti e nelle parole, nella sofferenza cui sono obbligate dalle parole dure di tanta gente. Sentire la sua voce insicura al telefono è stato un bel sollievo:

-Ho rintracciato sulla mia posta elettronica, il testo di una tua canzone dal titolo “Parigi 1871”. Non lo conoscevo, è bellissimo-.

Le ho spiegato che era una canzone che avevo scritto tanti anni fa pensando Rimbaud e che conteneva le atmosfere della Comune di Parigi, del suo fallimento, della fuga a Londra degli intellettuali in essa coinvolti e soprattutto del difficile rapporto tra Rimbaud e la madre. Una mamma che certo avrebbe preferito il figlio medico o avvocato piuttosto saperlo poeta maledetto a Londra.

Mi pare che proprio oggi ricorra l’anniversario della morte del poeta. Regaliamogli un pensiero trascrivendo il testo della mia canzone che gli avevo dedicato e che tanto è piaciuto a Maria (In realtà non ha molto senso staccare il testo di una canzone dalla musica).

 

PARIGI 1871


Amore così fragile e quasi sempre spettinato

Amore, quanto tempo che te ne sei andato.

Forse era maggio, certo era il 71

Ricordo Parigi in fiamme, piena di fumo.

Mi dissero delle vostre facce smorte, che eravate una decina,

tentavate la frontiera più vicina.

E la frontiera più vicina, mamma, era l’inghilterra

Una Londra piatta e nera, spauracchio a primavera.
Dire che ce la passiamo bene…ci arrangiamo tra di noi,
Rimbaud che da lezioni di francese, provoca e recita versi suoi.
Ma dimmi se mio padre soffre ancora, ed è arrabbiato,
se ancora si vergogna di suo figlio o se mi ha perdonato.

Amore così fragile e quasi sempre spettinato
Amore, quanto tempo ti ho aspettato.
E nelle notti lunghe ho ripreso i tuoi quaderni
Ho pianto ed ho sorriso sopra i tuoi appunti.
Ho letto un inno alla rivolta e tanta, tanta poesia
Ed ho imparato ad amarla anche se ti ha portato via.
E’ stato un sogno madre a condurmi via,un sogno così grande, a volte temo,una pazzia.
Maio sono felice madre, come un sogno sognato ad un gabbiano
Affamato di sole e di vento e poi volato lontano.
E perdonala, madre, la mia libertà, il mio pane diviso,
le barricate cadute, madre, bella come un sorriso.
Commenti (12)Add Comment
Adesso il freddo in Polonia ancora di
scritto da Visitatore, novembre 29, 2006
a distanza di migliaia di kilometri si potrebbe pensare che le cose abbiano un sapore diverso,ricevere una mail di una amica e perdere ...le parole,porta a sentire ancora pi freddo in questa pianura di Polonia.
\"poezja o slowo,milczenie niebios, grzmot o marzenia...Dosobaczenia moje
przjaciel\"
Luca
da Anna
scritto da Visitatore, novembre 28, 2006
Ciao Mario, domenica sono passata a trovarti per l\'ultimo saluto, per onorarti e rimpiangerti da vicino. Portavo con me il dolente addio dell\'Archivio Storico e dei compagni della Casa del Popolo di Lodi. Ti ritroveremo nella struggente bellezza dei tuoi racconti.
Grazie per averli scritti.
Anna
Chiedo un favore
scritto da Visitatore, novembre 28, 2006
Mi unisco al composto dolore dei tuoi tanti amici, Mario, e alla sensazione di avere avuto fortuna a incrociarti sulla mia strada (anche se, non ti ho mai rivelato tutta la storia, proprio fortuito il nostro incontro non stato, ma da me fortemente cercato). Sono anche felice di essere venuta a trovarti poche settimane fa, dopo molti mesi di silenzio. Per una volta nella vita un rimpianto in meno e un grande ricordo in pi.
A chi legge chiedo un grande favore: purtroppo non ho fisicamente potuto partecipare al funerale. Ora vorrei tanto far visita a Mario sul cimitero, ma non so dove sia stato seppellito. Orzinuovi?
Abbraccio Franca, Enrico e tutta la famiglia di Mario.
Giulia
Senza parole
scritto da Visitatore, novembre 28, 2006
Caro Mario,
a cosa servono le parole, quelle con cui tu hai sempre giocato, a cosa servono in momenti come questo? Sono qui, a parlare con te, come se domani potessi ancora rispondermi, ma non riesco a dire niente. Nel grande dolore che sento dentro, ce n\' uno ancora pi grande: quello di non averti rivisto, da quando ti sei ammalato. Avevo chiesto a Gigi di portarmi con lui, una volta che veniva, \"quando star meglio\", mi rispondeva. Io non insistevo, ho avuto timore di essere di troppo. Ma ti ho pensato, forte, e fatto il tifo per te. Ho ascoltato e riascoltato le tue canzoni, riletto i tuoi racconti, ti sono stata vicino anche se da lontano. Ora vorrei averti dato la mano una volta di pi.
Mi manchi, Mario, mi mancherai, come a tutti i tuoi amici, come a tutti quelli che ti hanno conosciuto ed hanno apprezzato la tua forza, la tua energia, la tua passione, la tua poesia, la tua capacit di giocare con le parole e con la musica, accarezzando lanima di chi ha goduto della tua amicizia.
Ti abbraccio, adesso, fino all\'infinito.
Roberta
da simo
scritto da Visitatore, novembre 27, 2006
ho saputo della malattia e della morte di mario ieri sera, ho saputo dell\'esistenza di questo blog solo mezz\'ora fa,
ho l\'impressione di aver lasciato sfuggire qualcosa dalle mie mani, di essermi persa qualcosa che non potr pi ritrovare
non conoscevo benissimo mario, si era reso disponibile pi di una volta a suonare gratis per qualche iniziativa contro questa o quella guerra,
ricordo la sua voce calda,
ora mi restano solo i suoi cd e quel sapore amaro in bocca....

non voglio sembrare scontata ma sento forte il desiderio di ringraziare Mario Mantovani per quello che ha fatto in questa vita,
un caro abbraccio anche a enrico
simona
da Betti
scritto da Visitatore, novembre 27, 2006
25-nov.2006, ore 2:00

Notte non passi sole non sorga
che ancora non giunga il momento di dirti addio,
dolce amico.
Ancora un pò ancora un pò
Ancora le tue braccia aperte
i tuoi occhi attenti
la tua esuberante presenza
il tuo sguardo delicato
il tuo cuore in festa
la tua voce
Resta
il tuo spirito vagabondo di pianura nelle canzoni
Nelle storie
la tua anima ricca di testimonianze appassionate.
Brassens chiedeva che la sua supplica per essere sepolto sulla spiaggia di Sète venisse scritta con l\'inchiostro blu del Golfo di Lione.
Allo stesso modo i tuoi fiumi -
l\'Oglio e il Po,
possano custodire il tuo nome,
condurlo
verso il mare

ciao caro Mario

Betti

Cansoneta (PPP)

La vierta a duàr lizèra
tai terèns viers il mar.
A è muarta ièir di sera
epùr a è imortàl.

Mil voltis i ài jodút
la so fin: ma enciamò
no sai s\'a è un timp dal mond
a s\'a è doma lus.

A duàr. A no vif,
a no mòur: a duàr.
Qualchiciussa a duàr,
luzínt, viers il mar.
Grazie Mario
scritto da Visitatore, novembre 27, 2006
Sono orgoglioso di averTi conosciuto Mario, ma sono anche riconoscente alla vita che ci ha fatto dono della luminosit del Tuo pensiero in questo nostro mondo talvolta un p superciale, a volte un p arido di emozioni profonde, di riflessione,di studio,di semplicit..di MEMORIA.
Ecco Mario, per me sei stato anche Tu un prezioso testimone di una parte del nostro novecento.. ed io te ne sono grato.
Ciao Mario

Luca e tutta la famiglia Terlisio
mariateresa
scritto da Visitatore, novembre 27, 2006
Alle otto del 24 novembre mi ha telefonato Ramona che ancora dormivo (meno male! ho pensato, perché avrei già dovuto essere sulla via dell\'ufficio) e mi ha detto: \"stanotte è morta la nonna\", scoppiando a piangere.
Dopo un\'ora ho ricevuto da un amico un sms nel quale era scritto: \"stanotte è morto Mario\".
Così, pur tanto lontana dal casello che Mario chiamava la casa dell\'anima, mi son ritrovata a percorrere i passi del lutto in luoghi diversi e in un tempo uguale, in compagnia dei miei cari e dei suoi.
Le lunghe ore, fino a toccare l\'alba, in casa della zia Lisa (questa era per me la nonna di Ramona), a tenerle compagnia per l’ultima volta, parlando sommessamente con suo figlio Lucio, ripercorrendo gli anni e le storie di noi bambini e poi giovani turbolenti e poi adulti e genitori. Il corteo a passo lento, tenendoci sottobraccio, fino alla chiesa, seduti accanto sulla panca ad ascoltare il prete, poi il cimitero ed il definitivo saluto.
Una tristezza infinita mi abita il cuore, perché con zia Lisa va via un altro pezzo della mia infanzia, un universo che scompare un po’ alla volta, come quello di Fantasia nella “Storia infinita”, e con Mario un fratello di me adulta, perché Mario aveva la mia età, quella in cui la consapevolezza è massima e così la voglia di vivere al meglio, con più serenità, più tolleranza, più profondità, più amore.

Caro Mario, ho partecipato con amore a questo blog, mi ha commossa fino alle lacrime la tua testimonianza di vita e di lucido, umanissimo, coraggioso pensiero, sono addolorata di non aver potuto salutare con un abbraccio te fratello, trovato per caso e ripartito troppo in fretta.
Ti abbraccio ora, mio caro, ti saluto come il più intimo amico, e ti ringrazio per aver fatto della tua vita un dono generoso a me e a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerti.
Ti bacio.
mariateresa

Arrivederci Caro Mario
scritto da Visitatore, novembre 26, 2006
Oggi ho partecipato al tuo ultimo viaggio: sai cosa mi ha detto mia figlia Carolina di 4 anni quando sono tornato a casa?
Hai salutato quel signore che andato in cielo? Si, le ho risposto, e sono stato contento perch con me c\'erano tanti altri amici.
Stai tranquillo pap, vedrai che presto quel signore torner gi dal cielo!!
Adelchi
piera
scritto da Visitatore, novembre 25, 2006
Mario ha perso la sua battaglia contro il male.
Domenica alle 14,30 lo accompagneremo nell\'ultimo viaggio.
Che il mondo dove andato possa dargli finalmente pace.
le prime parole
scritto da Visitatore, novembre 25, 2006
Ciao Mario.
Le cose belle che mi hai dato le tengo per me, così come sarà per tutti quelli che si ricorderanno la tua voce come un dono esclusivo.
Tante cose, davvero tante cose andranno dette.
La prima: che il tuo blog continui.
La seconda: che qualcosa di importante sia battezzata col tuo nome (un’associazione, per esempio, come abbiamo fatto per Alfredo) perché si parli sempre di te, che si senta a lungo questa eco: MARIO, il nostro caro Mario.
Non riesco più a dire le altre cose. Mi viene da piangere. Quando mi passa, riuscirò a trovare parole.

nino
Ciao Mantovani
scritto da Visitatore, novembre 24, 2006
In paradiso ti accompagnino gli Angeli, al tuo arrivo ti accolgano i martiri e ti conducano nella santa Gerusalemme. Ti accolga il coro degli Angeli e con Lazzaro, povero in terra, tu possa godere il riposo eterno nel cielo.

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